Associazione Italiana Confindustria Alberghi
 
 

Comunicato Stampa - 08/03/2022

Ddl Concorrenza. In assenza di concessioni un albergo sul mare senza spiaggia chiude

Confindustria Alberghi in audizione presso la commissione Permanente Industria, Commercio, Turismo

Oggi Confindustria Alberghi è stata audita dalla X Commissione Permanente Industria, Commercio, Turismo sulla proposta governativa di riforma delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali per finalità turistico-ricreative che verrà inserita nel Ddl Concorrenza.

Il cambio di paradigma e l’improvvisa accelerazione stanno determinando una serie di problematiche che potrebbero danneggiare in modo grave e permanente il settore alberghiero già duramente provato dalla crisi Covid e ora dalla guerra.

Intervenire a tutela della concorrenza sul territorio italiano rischia di tradursi in un boomerang per il nostro turismo. Le altre destinazioni del mercato mediterraneo potranno continuare ad investire certe di poter offrire i propri servizi integrati, albergo e accesso alla spiaggia, mentre per le nostre realtà si aprirà un periodo di profonda incertezza che mette a repentaglio le scelte dei prossimi mesi, lo sviluppo delle realtà d’impresa, dei territori, impattando anche sul dato occupazionale.

Punto chiave è l’essere, di per se, la concessione un bene strumentale per l’impresa. Per gli alberghi balneari la concessione è, di fatto, un bene strumentale indispensabile all’attività dell’impresa grazie alla quale la struttura si posiziona in un determinato segmento di mercato e che in assenza di essa affronta una grande difficolta rischiando la stessa sopravvivenza. In assenza di concessioni un albergo sul mare senza spiaggia va incontro alla chiusura.

Questo aspetto impatta anche sul calcolo dell’indennizzo, che di per sé non risolve il problema, in particolare per le aziende alberghiere sono importanti gli investimenti che non insistono direttamente sull’area della concessione ma che di fatto sono funzionali ad essa. Il Governo, infatti, riconosce al concessionario uscente solo il mancato ammortamento degli investimenti realizzati e la perdita dell’avviamento senza tener conto del valore aggiunto creato dall’impresa uscente.

Un’ulteriore criticità è quella determinata dalla previsione di un numero massimo di licenze gestite direttamente o indirettamente da uno stesso concessionario. Una misura che penalizza quegli operatori alberghieri che legittimamente devono e possono aspirare a poter avere a disposizione un’area demaniale per ciascuna delle proprie strutture.

 
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